Clandestini in rivolta a Rosarno: non semplice casualità |
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La guerriglia urbana scatenata a Rosarno, nel cuore della Calabria, da centinaia di lavoratori extracomunitari, gran parte dei quali clandestini, non può e non va inquadrata come un episodio frutto della semplice casualità. Le auto incendiate, le vetrine distrutte, le aggressioni ed i tentativi di irruzione nelle abitazioni degli italiani, riportano alla mente le immagini di quanto accaduto due anni orsono a Milano, in occasione della rivolta della comunità cinese in via Paolo Sarpi. In comune, ad accendere la miccia, due episodi apparentemente aventi poco o nulla a che fare con il "razzismo" (una multa dei vigili urbani a Milano ed un colpo d'arma ad aria compressa, sparato forse da un gruppo di ragazzini, in Calabria), ma in grado di sottolineare un esplosivo clima di crescente tensione sociale, provocato da svariati fattori. Dai diktat del mercato globale, che nel suo tentativo mascherato di omologare popoli e culture, crea moderne forme di schiavitù. Dalla latenza dello Stato che, specialmente nel Meridione, "autorizza" zone franche lasciate in mano a mafia e cosche locali, capaci di attuare un indiscriminato sfruttamento della manodopera. Dalla folle politica liberista dell'accoglienza che ha portato, in alcune aree, gli italiani a sentirsi "stranieri a casa propria". I risultati sono ora sotto gli occhi di tutti. Fino a quando anche i giovani ed i lavoratori di casa nostra decideranno di dire basta a simili scenari. Per garantire i propri diritti. Tutelare il proprio futuro. E creare giustizia.
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