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Saracinesche dei negozi abbassate. Alberghi alle prese con i consueti... restauri. Ristoranti inesorabilmente chiusi. E' questo il desolante quadro che Taormina presenta durante il periodo invernale. Alla faccia dei propositi di destagionalizzazione dell'offerta turistica, il trovare un locale aperto, piuttosto che qualche evento capace di calamitare attenzione, diventa spesso un'impresa. E chi ne paga le conseguenze sono in primis i "malcapitati" rimasti in città. Coloro che non partecipano all'esodo di massa, il quale scatta puntualmente ogni anno dopo le festività, per protrarsi fino ai primi di marzo. Con effetti ben visibili: calo progressivo delle presenze, impossibilità di trovare un lavoro, fuga verso altrove. Di turisti, ma soprattutto di giovani taorminesi. Per carità, nessuno intende mettere in discussione il sacrosanto diritto di prendersi una vacanza... ma farlo tutti insieme è proprio indispensabile? Per iniziare, occorrerebbe quantomeno un'adeguata regolamentazione delle chiusure. E smetterla di adagiarsi sugli allori, tornando a pensare al futuro di un bene prezioso che ci appartiene. Perché non basta proclamare di voler invertire la rotta, senza che si affermi una nuova mentalità. Con il contributo di tutte le parti in causa, nessuno escluso. Nel frattempo, Taormina rimane ancora chiusa per ferie. Almeno di chi può permettersele...
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