Chi ha paura delle rivoluzioni?

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Sommosse di piazza. Palazzi del potere dati alle fiamme. Paesi sull'orlo della guerra civile. L'ondata di rivolta popolare che sta attraversando la Libia e gran parte del Nord Africa penetra come una lama nel burro le coscienze di chi, nella civilissima repubblica Italiana, per tanti anni ha pensato bene di lucrare regalando prestigio ed importanza ad un beduino agghindato con abiti di carnevalesca memoria. Non contenti di ciò, i politicanti nostrani hanno persino fatto a gara per prostrarsi dinnanzi all'arlecchino libico, porgendo umili ed umilianti scuse per i trascorsi coloniali, unitamente ad un modesto indennizzo a titolo di risarcimento (qualcosa come cinque miliardi di euro...sic!). E così, dopo aver recitato la parte di "zerbino" della Libia, l'Italia adotta ora il ruolo di "zerbino" dell'Unione Europea, aprendo le porte ad una vera e propria invasione di massa le cui conseguenze si prospettano catastrofiche. L'unica nota positiva, in questo periodo che sa di svolta epocale, è il fatto di aver visto (tentativi di infiltrazione a parte) l'esempio di tanti giovani, disposti a scendere in piazza con una bandiera in pugno, determinati a lottare per il proprio Paese, il proprio futuro, la propria libertà. Un esempio per chi, in ogni dove, ha smesso di credere nella possibilità di essere padrone del proprio destino, di riconquistarsi il proprio avvenire, di ribellarsi al malgoverno. La rivoluzione è come il vento...



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